Finalmente è 7 agosto, il giorno prescelto per l’edizione 2008 dell’Armageddon In The Park. La giornata comincia presto, c’è già gente accampata nel parco anche se col caldo è meglio sdraiarsi all’aria aperta che in tenda. Il tempo di sistemare le band nel backstage e distribuire i pass agli addetti ai lavori e comincia l’attesa per quello che sarà un concerto che rimarrà nella storia della terra Sannita. Il sole non dà tregua ma ci si rinfresca con dell’ottima birra artigianale, anche grazie alla temperatura a fine serata si registrerà un consumo da guinness dei primati!

L’assalto sonoro inizia intorno alle 20, a scaldare gli animi del pubblico presente già in buon numero sin dal tardo pomeriggio ci pensano prima i Sakahiter forti di un black/death suonato con dovuta perizia e buon impatto, e poi i Planar Evil autori di un thrash old skool che non da tregua ed è sempre garanzia di adrenalina. Il pubblico risponde bene ed è un piacere vedere su questo palco due valide band molisane a dimostrazione che anche da queste parti la scena cresce e partorisce ottime realtà, avanti così!

Tocca ai Burning Black salire on stage, alfieri di una “new wave of italian heavy metal” di cui sono tra i migliori esponenti. Gran bella voce quella del vocalist Max De Nardi e anche la presenza scenica della band non è da meno, segno che nonostante giovani hanno accumulato una buona esperienza live, così si fa ragazzi, l’heavy metal è musica concepita per essere suonata dal vivo e fanculo gli artifizi da studio. Fight To Dream e Prisoners Of Steel gli highlights dell’esibizione, buona anche la reazione del pubblico che tributa applausi e corna ai trevigiani che si diranno entusiasti di tutta la serata.

Con i Grind Inc. si cambia registro ma è proprio la varietà della proposta musicale che rende ancor più interessante un festival che si rispetti, molti sono giunti in quel di San Giacomo degli Schiavoni per il loro brutal death segno che al centro sud si è legati a queste sonorità. Vengono da Krefeld famosa per essere la città natale dei Blind Guardian ai quali li lega un’amicizia fin dagli esordi di Hansi e soci.
Grind Inc.
L’attitudine e la professionalità sono tedesche ma qui siamo di fronte ad un vero e proprio nuclear blast, “death metal approach to a modern grind scene investigation” come dicono loro stessi.
E’ l’inferno, i nostri entrano in scena incazzati come un toro a cui hanno portato via la vacca da monta preferita e il primo growl dei due cantanti Tom e Chris “Come on Italy” penso sia stato sentito anche alle vicine isole Tremiti.
Glorification Of Violence apre il massacro, l’impatto è a dir poco devastante e un pogo isterico coinvolge tutti fino al mixer. Brutal death suonato con passione e tecnica chirurgica, grazie anche alle doti dei singoli musicisti, su tutti Jan Pelsner alla chitarra con il suo massiccio wall of sound, i suoi riff intricati ma sempre d’effetto e Adriano Ricci (nato in Germania ma da padre sangiacomese) una vera piovra dietro le pelli che trascina tutti nel mayhem sonoro. Il pubblico è con loro non vuole compromessi ma solo colate di Metallo fuso e riceve bordate in faccia a più non posso tributando un’accoglienza trionfale ai Grind Inc.
Grind Inc. Voices Of Premonition, Certifiably Insane, Collateral Body Count, ci portano all’ultimo album “Sudden State of Hate” (Metal Hammer 8/10) recensito molto bene dalla stampa europea. Malevolent Creation, Morbid Angel, Cannibal Corpse, primi Death con in più il loro marchio di fabbrica bene in evidenza, una vera manna per i death-metallers più incalliti! I 40 minuti a disposizione volano via e la macchina da guerra teutonica spazza via tutto e tutti regalando dosi letali di violenza, è difficile descrivere cosa sia accaduto sulle transenne ma molti ne avranno i segni per giorni. Applausi e abbracci accolgono la fine dello show con i Grind Inc. costretti a firmare foto ed autografi dietro il palco soddisfatti per l’accoglienza e l’atmosfera respirata all’Armageddon in the Park, a detta loro tra i migliori festival in cui hanno suonato!!!


C’è tempo solo per qualche altra birra accompagnata da sublimi arrosticini e salsiccia piccante nostrana (non quella di plastica in cui ci sono gli OGM che ti salutano!!!) e cala il buio accompagnato dal sermone del sergente di kubrikiana memoria... “qui non si fanno distinzioni, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani…”, arrivano i Node ed è di nuovo battaglia ma non c’è bisogno di fucili ed uniformi, bastano solo chitarre e lunghe chiome.
Node
L’apertura è affidata a Redrum che inizia cadenzata e minacciosa per poi esplodere in un riff vorticoso che trascina, il sound è ottimo e ben bilanciato, indiscutibile la professionalità della band che riesce a ricreare la potenza del disco anche on stage e di questi tempi non è poco. “Questo è fottuto rock ‘n’ roll!” urla Daniele e come dargli torto visto quello che accade sotto il palco, si riparte a mille con Watching Of The Failure Generation dall’ultimo “As God Kills”, l’esibizione è impeccabile e per chi li segue da anni è un piacere vederli così in forma.
Dopo i ringraziamenti a chi si sbatte anche da queste parti per realizzare questi eventi e a tutti i metalheads che hanno fatto chilometri per esserci così numerosi (“anche al nord è difficile vedere tutta questa gente!” commenta Daniele) arriva quel macigno di Hellywood, grande song che ti spacca la cervicale per quanto è pesante il riff principale e non puoi non muoverti per poi sorprenderti con un’apertura sul coro da cantare a squarciagola. Gary stuzzica il pubblico dubitando della loro virilità, la risposta è che qualcuno per poco non vola direttamente sul palco per il pogo. Con Cancer si viaggia su velocità Slayeriane ed è una goduria, il bridge è pesantissimo ed è quello che vogliono tutti, i milanesi sono attualmente tra le migliori realtà non solo in Italia e questa sera lo dimostrano a tutti i presenti, ho visto con i miei occhi gente incredula. Ma c’è ancora qualcuno che dubita del valore delle metal band italiane? Fanculo cazzi vostri! Shotgunblast Propaganda prima traccia di “As God Kills” fa capire che non ci saranno prigionieri alla fine dello show e che i Node vinceranno su tutti i fronti, i fan interagiscono con D’Eramo e soci ed è un fottuto massacro collettivo. Si prosegue senza tregua alcuna con la title track dell’ultimo album che ti prende lo stomaco e ti costringe all’headbanging più furioso. La band è coesa e in palla con l’unico scopo di spaccare tutto e ci riesce in pieno. Così si arriva (purtroppo) alla fine con Das Kapital dall’omonimo album, ritmiche terremotanti e stop and go al cardiopalma per chiudere un concerto che rimarrà negli occhi e nelle orecchie per molto molto tempo.
Node
“Grazie Armageddon!” tuona Gary non prima del riff finale di Domination firmata Pantera che da il colpo di grazia a tutti i presenti.

Setlist Node:
Redrum
Watching of the failure generation
Hellywood
Cancer
Shotgunblast propaganda
As god kills
Das capital / Domination



Ci vorrà tanta birra per riprenderci ma bisogna affrettarsi ci sono i White Skull! Svelata la batteria di Alex Mantiero e montata la coreografia con tanto di scudi spade e teschi come la migliore tradizione heavy metal vuole, è finalmente tutto pronto per far salire gli Skulls. White Skull

Con Head Hunters dall’ultimo “The ring of the Ancients” si va a caccia di teste, con Tony Mad che attacca il riffone iniziale qui proposto in una veste ancora più heavy, ottimi i suoni, la chitarra del capitano morde e quando Danilo Bar si appresta al solo nel break centrale vengono i brividi per velocità di esecuzione e pulizia, sentiamo ogni nota del buon Danilo, non una sbavatura, non un bending sbagliato, durante tutta la serata macinerà note all’infinito, notevole.
Con Kriemhild Story si pesca nel passato e il paragone con la storica Federica “Sister” è inevitabile la sua voce era o meglio è (attualmente vive in America) magica per l’espressività ma Elisa non sfigura affatto e canta su registri altissimi.
Marching To Alesia sempre da “the Ring of the ancients” ci conduce al tempo dei Celti, l’intro lento ed epico si trasforma in un riff granitico ed Elisa ci accompagna sulla strada che ci porterà in Alesia dove ci attendono le legioni romane, il pubblico canta con lei e gli Skulls sono positivamente sorpresi dall’accoglienza riservatagli dal numeroso pubblico dell’Armageddon in the Park.
Arriva il turno di una regina molto killing, The Killing Queen tra i miei brani preferiti e qui si sente il peso della storia a risentirla anche adesso vengono i brividi, inizia scanzonata e allegra alla Helloween per poi partire a testa bassa col Capitano Tony Mad che ci fa capire cosa voglia dire suonare Metal con cuore e testa, la band non lesina energie per ricambiare i fans, la temperatura si fa altissima e sul finale altra grande scorribanda chitarristica di Danilo Bar, emozionante. Si va a spasso nel tempo è il turno di Cleopathra, la daughter of the sun, qui l’influenza è molto maideniana canzone rocciosa dal coro trascinante, ma è con il trittico finale che gli Skulls si superano e sbattono in faccia ai metallari presenti The Dark Age, After The Battle (…bottle) una delle loro migliori song di sempre (con un titolo che è la nostra autobiografia), e quel capolavoro di Asgard. Con Dark Age torniamo al tempo dell’Inquisizione che sembra lontano ma vista la dittatura mediatica in cui versa l’Italia è quanto mai attuale.
White Skull
Tony Mad è gasatissimo anche grazie all’onnipresente Legion of Skulls il loro fan club di cui vi è una rappresentanza anche all’Armageddon. Fans vecchi e nuovi festeggiano insieme su questo gran pezzo di Metal classico “Fight fight for your right” contro l’inquisitore di turno che si può travestire in vari modi. “Perché dopo la battaglia…la bottiglia!”, dopo quest’annuncio da parte di Elisa parte un pogo selvaggio con tanto di stage diving, è panico anche per la security qualcuno perde ogni avere ma è il prezzo del sacrificio al Dio Metallo! La canzone in questione è rocciosa alla Grave Digger con un refrain che ti colpisce per immediatezza, un putiferio generale. I White Skull ci salutano ma chiamati fuori a gran voce tornano e parte Asgard tra le canzoni più epiche mai sentite, ormai il coinvolgimento è totale ed anche l’osmosi tra band e pubblico lo è, la carica è reciproca e ci si avvia alla conclusione di uno show esaltante dall’inizio alla fine condotto con maestria dai teschi.

Setlist White Skull:
Tales from the north
The roman Empire
Head Hunters
Kriemhild story
Marching to Alesia
The killing Queen
Cleopathra
The dark age
After the battle(…bottle)
Asgard

Quando le luci sembrano ormai spente, ecco che come da tradizione per il late night show imbraccia gli strumenti l'Armageddon Project per chi non ne ha ancora abbastanza di watt!
I ragazzi da semplice progetto col passare del tempo stanno diventando una band e questa sera vengono onorati della presenza di alcuni guests come Tony Mad su Scotland United firmata Grave Digger (Tony mi confesserà di aver suonato con il plettro di Uwe Lulis), e Max dei Burning Black insieme ad Amos dei Rain su Breaking the Law il cui finale è stato reso originale dall'ascia bolognese in preda ad un solo ad alta gradazione! Dopo l' ottima Burning Times arricchita da voce femminile ci si avvia all'epilogo con una vitaminica Ace of Spades dove chiunque può salire sul palco e cantare, questo è lo spirito giusto in un clima di festa assoluta per il successo del Festival! Sono ormai le 2 è tempo di far raffreddare gli ampli, da notare che al gods di quest'anno gli headliner di tutti e tre i giorni hanno obbligatoriamente dovuto smettere di suonare entro le 23:15/23:30 per un ordinanza del comune di Bologna, da queste parti invece la notte è lunghissima....meditate gente meditate!!!

Chiude così il sipario anche questa V edizione dell’Armageddon in the Park riconosciuta da tutti come quella della consacrazione definitiva a realtà di assoluto valore tra i festival Metal del centro-sud Italia. Risultato notevole visto che tutto era iniziato quasi per gioco, a dimostrazione che a volte la passione pura e la competenza pagano, l’appetito vien mangiando e qua si ha una fame nera di Metallo…all’anno prossimo,
BANG YOUR HEAD ARMAGEDDON!!!

Iron Mike