“Armageddon in the Park” ovvero la fine del mondo nel parco, nasce prima nella mente deviata e traviata del sottoscritto (Michele “Iron Mike” Di Cecco), che dopo anni di concerti in giro per il centro-nord italia voleva portare il verbo dell’heavy metal anche in una terra come il nostro molise assolutamente “vergine” per quanto riguarda questo genere musicale.
Il nome della manifestazione prende spunto da una compilation allegata al più grande evento metal europeo, il “Wacken Open Air”, chiamata “Armageddon Over Wacken” e siccome il nostro festival si svolge nel parco del nostro paese San Giacomo degli Schiavoni ecco spiegato “Armageddon in the Park”.
Non solo il nome prende spunto dal Wacken, ma anche la filosofia di questa manifestazione è per noi fonte d’ispirazione, visto che si svolge nelle campagne vicino Amburgo dove per 4 giorni un paesino di circa 2000 anime arriva a 40.000 presenze, grazie alle flotte di metallari che invadono la verde campagna tedesca. Ma soprattutto una manifestazione organizzata solo ed elusivamente da fan, addetti ai lavori e musicisti della scena metal locale e non, senza intermediazioni di agenzie il cui unico scopo è lucrare sulla gente.
Pensato e realizzato solo per il sommo gaudio del popolo metallaro di tutta Europa, infatti il motto è “SUPPORTED BY NOBODY, SUPPORTED BY METALHEADS”.
Si sa alcune “malattie” (perché la nostra passione per il metallo pesante è una vera e propria malattia!) sono contagiose e così del progetto Armageddon entrano a far parte tre loschi figuri, Marco “Thunderchild” La Fratta, Maurizio “Bobby Hammer” La Fratta (tra l’altro miei cugini, bella famiglia non credete…?) e il mio blood brother nonché brother of metal Nicola “Metal Frank” Marcantonio: quattro metalheads testardi come muli nel perseguire il loro sogno selvaggio a dispetto di un ambiente non proprio favorevole.
Armageddon... negli anni...
2004
E così nel Luglio 2004 l’equipaggio Armageddon salpa e in poco più di un mese si organizza la prima edizione, che si svolge nel mezzo del parco comunale, pulito e reso presentabile per l’occasione dal nostro staff, con tanto di pale, forbici, cariole, ecc.
Anche il palco fu pensato e montato da tutto lo staff per quell’occasione.
E così incoscienti di quello che sarebbe stato, l’11 Agosto 2004 il nostro parco diventa la scena per l’esibizione dei Progredia, band locale dedita ad un sofisticato prog-metal e, come gruppo principale, dei Metharia, band campana dedita ad un hard ‘n heavy sanguigno cantato in italiano, contattati tramite Enzo Curcio, un metalhead conosciuto ad un concerto dei Maiden e Gamma Ray al palasport di Firenze nel 2003, personaggio dedito “aneme e core” alla promozione del metallo pesante.
La prima edizione è un po’ come un salto nel vuoto, non si sa quello che può accadere realmente, ma nonostante la concomitanza di altre manifestazioni nella zona, si riesce comunque ad avere un cospicuo numero di persone al battesimo dell’Armageddon.
I consensi e complimenti unanimi ci fanno capire che la strada è quella giusta.
2005
Così dopo aver rotto il ghiaccio ci si prende gusto e per la seconda edizione si riesce ad organizzare il tutto in maniera più scrupolosa e soprattutto con più tempo a disposizione. Questo giova enormemente all’Armageddon che nel 2005 riesce a fare il salto di qualità e a far parlare di se ovunque nella regione.
Radio, giornali, e soprattutto la gente si accorge di noi grazie anche al nostro sbattimento pubblicitario.
L’Armageddon assume le sembianze di un vero e proprio festival, e vede la presenza sulle assi del palco oltre all’Armageddon Project (di cui alcuni di noi sono i membri) che apre le danze con classiche cover interpretate con tanta passione, dei Wicked Dream giovane thrash band termolese, dei Sawana crossover band del basso Molise, dei Phaenomena heavy-prog band pugliese, ragazzi dal grande talento ma anche grandi persone sotto il palco, dei Progredia e, qui il vero asso nella manica, dei Rain, heavy metal band bolognese che ha fatto letteralmente la storia della nostra adorata musica in Italia. I Rain hanno alle spalle 20 anni di carriera, dischi e concerti per tutta Italia e non solo, sempre devoti al sacro verbo del metallo, basti pensare che hanno diviso il palco con un certo Paul Di Anno…
Contattati anche grazie all’arrivo nel clan Armageddon di un altro singolare elemento, Luigi “Necrophiliac” Forte che studiando a Bologna ci propone i Rain, accolti all’unanimità.
La risposta è superiore alle attese e il folto pubblico giunto a celebrare il “rito sabbatico”, viene scaldato a dovere dalle band in scaletta, ma anche dai fiumi di birra e montagne di arrosticini.
Quando i Rain però issano il loro enorme telo e iniziano le danze, il parco si trasforma in un’arena di gladiatori e ha inizio un pogo sfrenato con le transenne messe a dura prova dall’entusiasmo dei nostri metalheads che pogano come cinghiali inferociti. Increduli assistiamo e partecipiamo ad un evento unico: il metal sbarca in Molise e scopre di avere fedelissimi e devoti fan.
Highlights della serata la celebrativa “Heavy Metal”, “Only For The Rain Crew” dedicata a tutti noi, e “Breaking The Law” anthem metallaro per eccellenza…delirio puro!
Il concerto si chiude con tutte le prime file sul palco per il coro di “Highway To Hell” e con i Rain costretti a firmare autografi e t-shirt.
2006
Gasati dal successone della seconda edizione, cominciamo da subito a muoverci per la successiva, considerata da noi l’anno della conferma.
Già a Gennaio contattiamo e troviamo l’accordo con un altro gruppo storico del metal tricolore gli Anthenora, felicissimi di venire per la prima volta in Molise. La band di Cuneo con all’attivo tre studio album, vanta anche diversi tour in Italia ed Europa con dietro le pelli Nicko Mc Brain, batterista di un gruppo che si chiama (inchino!!!) Iron Maiden.
Come band di supporto riconfermiamo i Phaenomena, (che purtroppo qualche settimana prima dell’Armageddon per la defezione del cantante lasciano il posto ai Cryptic Theory, death metal band di Termoli), i Wicked Dream, i Planar Evil, ottima thrash metal band di Campobasso e i Nightrain, tribute band di Guns ‘n’ Roses e Metallica di Palmoli (CH).
I preparativi procedono al meglio senza grossi problemi fino alla sera del 10 Agosto, quando ci viene proposto di inserire nel nostro festival anche i Majesty, epic metal band tedesca che doveva esibirsi all’Agglutination di Chiaromonte. Purtroppo questo stupendo festival viene annullato a causa del maltempo (peccato!) e allora Amos (Rain) e Gianluca il “barba” (Battle Ram), nostri grandi amici che si trovano lì riescono a parlarci e a proporgli di esibirsi all’Armageddon ,invito che viene subito accolto dal gruppo tedesco.
Titubanti fino all’ultimo minuto, durante la notte decidiamo di accettare e così la mattina seguente parte della crew scende con 2 macchine fino a Taranto dove loro ci aspettavano.
Dopo un po’ di problemi tecnici e con un po’ di ritardo finalmente la terza edizione comincia con noi dell’Armageddon Project a scaldare il pubblico con l’epico e commuovente intro di Nessun Dorma suonato dai Manowar e poi con classiche cover come Ace Of Spades, Paranoid e Whola Lotta Rosie!
Seguono tutte le band di apertura, Nightrain, Wicked Dream, Planar Evil (la cui cover di Raining Blood ha davvero scatenato la folla!) e Cryptic Theory.
Poi salgono sul palco i Majesty, l’intro di Hellforces mette i brividi a tutti, la folla si accalca sotto il palco e noi non crediamo ai nostri occhi: una distesa di metallari è li sotto ad alzare le mani e muovere le teste capellute! I Majesty macinano il palco e le nostre orecchie con i loro classici per mezz’ora per poi lasciare tra gli applausi il posto agli headliner.
Partono gli Anthenora e si capisce subito di che pasta sono fatti, sparano ad altezza uomo da subito con “Dawn Of Blood”, “Planet Jail” e “The Last Command”. Per un ora propongono pezzi da tutti e tre i loro album e concludono con tre cover della vergine di ferro, “Wrathchild”, “The Trooper” e “Fear Of The Dark”, tre classici che fanno letteralmente impazzire tutto il pubblico e noi della crew!
A fine serata siamo tutti sfiniti ma contenti: il fortunato colpo di scena dei Majesty è stato graditissimo dal pubblico e dalle altre band, che hanno rinunciato ad una parte del proprio tempo, e anche se ciò ha portato molti problemi tecnici e organizzativi, in conclusione abbiamo capito che ne è valsa la pena!
2007
10 Agosto 2007 finalmente arriva il giorno più atteso dai metallari molisani e delle regioni limitrofe, è il giorno dell’Armageddon In The Park giunto quest’anno alla IV edizione.
L’attesa si sente nell’aria e infatti già dalla notte prima molti metalheads provenienti da ogni parte d’Italia campeggiano nell’ideale cornice del parco di San Giacomo degli Schiavoni. La mattinata scorre veloce tra preparativi, saluti alle band e addetti ai lavori, come la My Graveyard intraprendente etichetta nostrana e esponenti di grandi testate specializzate come Rock Hard.
Subito dopo i primi soundcheck si capisce che si avrà un sound da paura, cosa non facile in festival come questo e quando si ha a che fare con band eterogenee.
Aprono le danze i Phaenomena, band pugliese che con il loro prog tecnico ed elegante, hanno il non facile compito di attirare la gente sotto il palco, sicuramente più diretti che su disco cosa gradita ai più, bravi.
Tocca ai Planar Evil infiammare il palco, storica old school thrash metal band molisana il che ci riempie di orgoglio!
Alle prese con le registrazioni dei nuovi pezzi al Temple Of Noise studio di Roma, la loro scaletta prevedeva un mix di brani nuovi e più datati con una sorpresa finale che avrebbe scatenato un pogo sfrenato, purtroppo Giove Pluvio si accanisce contro di loro e al terzo pezzo sono costretti a posare gli strumenti. Si intuiva però che sarebbe stata una performance degna di nota con il martello pneumatico Amilcare alla batteria su tutti, gasato e in forma.
Seguono momenti di tensione tutti con gli occhi rivolti al cielo per scrutare anche la più piccola stella, di modo che si possa suonare di nuovo e non mandare all’aria il lavoro di un anno.
Si decide di rischiare e stavolta il cielo è metallaro, cupo e incazzato ma senza lacrime.
Passata la paura l’Armageddon riaccende i motori e lo fa al meglio con i marchigiani Battle Ram, tra le band più promettenti del panorama nazionale.
Il “barba” aggredisce le orecchie di tutti i defenders con mezz’ora di metallo puro e incontaminato, memore della lezione dei grandi, Iron Maiden, Manowar, Mercyful Fate, Manilla Road e Cirith Ungol.
I pezzi scorrono via tirati e compatti con soli veloci e melodici come il dio del metallo comanda. Buona prova di tutta la band con il cantante Daniele sugli scudi. L’esibizione si conclude con la classica “Battering Ram”, gran bella song dove il Silvi si conferma signor riffmaker e il pubblico gradisce scapocciando senza sosta.
Tocca ai Rain salire on stage, che dire? Non hanno bisogno di presentazioni, sono sulla scena da tempo immemore. Se c’è una band in Italia che incarna lo spirito live dell’heavy metal questi sono i Rain e la loro fedelissima crew, di cui noi ci sentiamo onorati membri!
Si parte a palla con i brani estratti dall’ultimo album “Dad Is Dead” a breve negli scaffali.
“Mr. 2 Words” è l’opener brano roccioso in pieno stile Judas Priest, i riff di Amos e Cisco prendono lo stomaco, Mario dietro le pelli è un motore, un treno inarrestabile, trovatemi in Italia un batterista meta
l che picchia con tale irruenza! La stabilità del drumkit è messa a dura prova, una motopompa, attitudine e adrenalina. Lo show prosegue con “Last Friday”, “Dad Is Dead” e “Swan Tears” dove Rocco alla voce non fa rimpiangere lo storico Tronco, tutto il pubblico è con lui a cantare il refrain e si susseguono scene di delirio collettivo, gran voce e ottima presenza scenica la sua.
Dopo un’altra killer-song “Headshaker”, è la volta di “Heavy Metal” qui è tutto il parco dell’Armageddon a cantare dalle transenne fino agli stand delle salsicce, giusto così dopotutto siamo qui per sua maestà il Metallo.
“Only For The Rain Crew” è dedicata a tutti noi con tanto di flashbomb sul palco a immortalare una serata indimenticabile, con Gino storico bassista della band, carisma da vendere il suo e da far invidia a nomi più blasonati, a fotografare i metalheads più esagitati che per poco non arrivano sul palco. Si chiude con la motorheadiana “Born To Kill” e “Highway To Hell” dove il palco diventa una vera stalla a cielo aperto con i microfoni a disposizione di chiunque volesse improvissarsi Bon Scott per una notte.
Gran concerto, gran coinvolgimento di tutti se non li avete mai visti dal vivo correte al loro prossimo live.
Finalmente arriva l’ora degli headliner Infernal Poetry, molti sono qui per loro e infatti le prime fila vengono avvolti dal loro sound, alcuni rimangono esterefatti, altri si lanciano in un headbanging furioso.
Già perché i nostri sono semplicemente la band più originale, personale, malata che la nostra scena abbia mai partorito.
Ineccepibili tecnicamente su disco, riescono a riproporsi anche in sede live con in più un impatto devastante.
Il sabba ha inizio con “Forbidden Apples” dall’ultimo EP “Nervous System Checking”, le orecchie percepiscono qualcosa di fresco, il death melodico degli esordi si è evoluto verso qualcosa di schizzato, insano, spiazzante e fottutamente heavy, da brividi!
Con “From Mortal Body To Eternal Soul” si pesca dal primo album dove tutte le idee future erano in embrione, gran pezzo Infernal Poetry al 100%. “I Always Lay Beneath” torna a “Beholding The Umpure” del 2005, qua la lezione del mai troppo compianto Chuck Shuldiner è stata capita, metabolizzata e reinterpretata da questi pazzi, un alternarsi di riffoni death e accelerazioni al cardiopalma, il pubblico è annichilito.
Veramente gran musicisti i ragazzi, sezione ritmica un metronomo, chitarre sempre presenti ad eseguire partiture intricate ma al tempo stesso coinvolgenti e non è cosa che riesce a tutti, più Paolo frontman carismatico ed inquietante che tra growl, urla, sputi e ottimo vino delle colline del basso Molise fa capire al mondo che nessuno farà cessare la nostra rabbia!!!
La tempesta sonora corre verso l’epilogo non prima però del botto finale.
“Hellspawn”, uno dei miei brani preferiti, fa capire che ai concerti metal si fa “burdell” fino alla fine, fino all’ultima goccia di sangue e sudore, gran canzone che unisce Slayer, Death, Obituary e qualcosa dei Children Of Bodom, una miscela a dir poco esplosiva. Finale affidato ad un inno metal per eccellenza, quella “Fear Of The Dark” cantata innumerevoli volte sotto il palco dei Maiden, qui riproposta con voce growl e una veemenza da far tremare il suolo.
Tutti abbracciati pronti a cantare ma gli Infernal partono direttamente dal riff e stavolta per le transenne non c’è scampo, vola di tutto e di tutti, staff, security, band, organizzazione sono sotto il palco per suggellare una giornata di sacro metallo che finisce tra applausi e fiumi di birra.
Quando tutto sembra finito ecco la sorpresa l’Armageddon Project, band che raccoglie parte degli organizzatori, attacca gli strumenti per i die-hard, per suonare fino all’ultimo minuto disponibile.
C’è ancora chi ha voglia di cantare e shakerarsi la testa e allora vai coi classici, riuscitissima e cattivissima “Ace Of Spades” proposta in chiave speed-thrash metal e “Symphony Of Destruction” a mettere a dura prova le cervicali.
Si può e si deve sempre crescere e migliorare, ma bisogna fare i complimenti a tutti per dove già è arrivato l’Armageddon In The Park, soprattutto in considerazione della regione di appartenenza il Molise, vergine per queste manifestazioni e venuta alla ribalta nazionale solo per fatti di cronaca, purtroppo. E’ ora che le istituzioni regionali si rendano conto che l’evento ha travalicato i confini molisani, facendosi conoscere in tutta Italia e non solo.
Anche la scena metal, dal centro al nord al sud deve supportare queste iniziative fatte con la sola passione e fedeltà per la causa dell’heavy metal, senza intermediazioni di nessuna agenzia, e senza alcuno scopo di lucro ma col solo fine di offrire per gli anni a venire sempre qualcosa di migliore al pubblico metal.
L’Armageddon In The Park è fatto da metallari per i metallari, e noi saremo qui a crederci e lottare fino all’ultimo respiro…
2008
Finalmente è 7 agosto, il giorno prescelto per
l’edizione 2008 dell’Armageddon In The Park. La giornata
comincia presto, c’è già gente accampata nel parco
anche se col caldo è meglio sdraiarsi all’aria aperta
che in tenda. Il tempo di sistemare le band nel backstage e
distribuire i pass agli addetti ai lavori e comincia
l’attesa per quello che sarà un concerto che rimarrà
nella storia della terra Sannita. Il sole non dà tregua ma
ci si rinfresca con dell’ottima birra artigianale, anche
grazie alla temperatura a fine serata si registrerà un
consumo da guinness dei primati!
L’assalto sonoro inizia intorno alle 20, a scaldare gli
animi del pubblico presente già in buon numero sin dal
tardo pomeriggio ci pensano prima i Sakahiter forti di un
black/death suonato con dovuta perizia e buon impatto, e poi
i Planar Evil autori di un thrash old skool che non da
tregua ed è sempre garanzia di adrenalina. Il pubblico
risponde bene ed è un piacere vedere su questo palco due
valide band molisane a dimostrazione che anche da queste
parti la scena cresce e partorisce ottime realtà, avanti
così!
Tocca ai Burning Black salire on stage, alfieri di una
“new wave of italian heavy metal” di cui sono tra i
migliori esponenti. Gran bella voce quella del vocalist Max
De Nardi e anche la presenza scenica della band non è da
meno, segno che nonostante giovani hanno accumulato una
buona esperienza live, così si fa ragazzi, l’heavy metal
è musica concepita per essere suonata dal vivo e fanculo
gli artifizi da studio. Fight To Dream e Prisoners Of Steel
gli highlights dell’esibizione, buona anche la reazione
del pubblico che tributa applausi e corna ai trevigiani che
si diranno entusiasti di tutta la serata.
Con i Grind Inc. si cambia registro ma è proprio la
varietà della proposta musicale che rende ancor più
interessante un festival che si rispetti, molti sono giunti
in quel di San Giacomo degli Schiavoni per il loro brutal
death segno che al centro sud si è legati a queste
sonorità. Vengono da Krefeld famosa per essere la città
natale dei Blind Guardian ai quali li lega un’amicizia fin
dagli esordi di Hansi e soci.
L’attitudine e la
professionalità sono tedesche ma qui siamo di fronte ad un
vero e proprio nuclear blast, “death metal approach to a
modern grind scene investigation” come dicono loro stessi.
E’ l’inferno, i nostri entrano in scena incazzati come
un toro a cui hanno portato via la vacca da monta preferita
e il primo growl dei due cantanti Tom e Chris “Come on
Italy” penso sia stato sentito anche alle vicine isole
Tremiti.
Glorification Of Violence apre il massacro,
l’impatto è a dir poco devastante e un pogo isterico
coinvolge tutti fino al mixer. Brutal death suonato con
passione e tecnica chirurgica, grazie anche alle doti dei
singoli musicisti, su tutti Jan Pelsner alla chitarra con il
suo massiccio wall of sound, i suoi riff intricati ma sempre
d’effetto e Adriano Ricci (nato in Germania ma da padre
sangiacomese) una vera piovra dietro le pelli che trascina
tutti nel mayhem sonoro. Il pubblico è con loro non vuole
compromessi ma solo colate di Metallo fuso e riceve bordate
in faccia a più non posso tributando un’accoglienza
trionfale ai Grind Inc.
Voices Of Premonition, Certifiably Insane, Collateral Body
Count, ci portano all’ultimo album “Sudden State of
Hate” (Metal Hammer 8/10) recensito molto bene dalla
stampa europea. Malevolent Creation, Morbid Angel, Cannibal
Corpse, primi Death con in più il loro marchio di fabbrica
bene in evidenza, una vera manna per i death-metallers più
incalliti! I 40 minuti a disposizione volano via e la
macchina da guerra teutonica spazza via tutto e tutti
regalando dosi
letali di violenza, è difficile descrivere cosa sia
accaduto sulle transenne ma molti ne avranno i segni per
giorni. Applausi e abbracci accolgono la fine dello show con
i Grind Inc. costretti a firmare foto ed autografi dietro il
palco soddisfatti per l’accoglienza e l’atmosfera
respirata all’Armageddon in the Park, a detta loro tra i
migliori festival in cui hanno suonato!!!
C’è tempo solo per qualche altra birra accompagnata da
sublimi arrosticini e salsiccia piccante nostrana (non
quella di plastica in cui ci sono gli OGM che ti
salutano!!!) e cala il buio accompagnato dal sermone del
sergente di kubrikiana memoria... “qui non si fanno
distinzioni, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei,
italiani o messicani…”, arrivano i Node ed è di nuovo
battaglia ma non c’è bisogno di fucili ed uniformi,
bastano solo chitarre e lunghe chiome.
L’apertura è
affidata a Redrum che inizia cadenzata e minacciosa per poi
esplodere in un riff vorticoso che trascina, il sound è
ottimo e ben bilanciato, indiscutibile la professionalità
della band che riesce a ricreare la potenza del disco anche
on stage e di questi tempi non è poco. “Questo è
fottuto rock ‘n’ roll!” urla Daniele e come dargli
torto visto quello che accade sotto il palco, si riparte a
mille con Watching Of The Failure Generation dall’ultimo
“As God Kills”, l’esibizione è impeccabile e per chi
li segue da anni è un piacere vederli così in forma.
Dopo i ringraziamenti a chi si sbatte anche da queste parti
per realizzare questi eventi e a tutti i metalheads che
hanno fatto chilometri per esserci così numerosi (“anche
al nord è difficile vedere tutta questa gente!” commenta
Daniele) arriva quel macigno di Hellywood, grande song che
ti spacca la cervicale per quanto è pesante il riff
principale e non puoi non muoverti per poi sorprenderti con
un’apertura sul coro da cantare a squarciagola. Gary
stuzzica il pubblico dubitando della loro virilità, la
risposta è che qualcuno per poco non vola direttamente sul
palco per il pogo. Con Cancer si viaggia su velocità
Slayeriane ed è una goduria, il bridge è pesantissimo ed
è quello che vogliono tutti, i milanesi sono attualmente
tra le migliori realtà non solo in Italia e questa sera lo
dimostrano a tutti i presenti, ho visto con i miei occhi
gente incredula. Ma c’è ancora qualcuno che dubita del
valore delle metal band italiane? Fanculo cazzi vostri!
Shotgunblast Propaganda prima traccia di “As God Kills”
fa capire che non ci saranno prigionieri alla fine dello
show e che i Node vinceranno su tutti i fronti, i fan
interagiscono con D’Eramo e soci ed è un fottuto
massacro collettivo. Si prosegue senza tregua alcuna con la
title track dell’ultimo album che ti prende lo stomaco e
ti costringe all’headbanging più furioso. La band è
coesa e in palla con l’unico scopo di spaccare tutto e ci
riesce in pieno. Così si arriva (purtroppo) alla fine con
Das Kapital dall’omonimo album, ritmiche terremotanti e
stop and go al cardiopalma per chiudere un concerto che
rimarrà negli occhi e nelle orecchie per molto molto
tempo.
“Grazie Armageddon!” tuona Gary non prima del
riff finale di Domination firmata Pantera che da il colpo di
grazia a tutti i presenti.
Scaletta Node:
Redrum
Watching of the failure generation
Hellywood
Cancer
Shotgunblast propaganda
As god kills
Das capital / Domination
Ci vorrà tanta birra per riprenderci ma bisogna
affrettarsi ci sono i White Skull! Svelata la batteria di
Alex Mantiero e montata la coreografia con tanto di scudi
spade e teschi come la migliore tradizione heavy metal
vuole, è finalmente tutto pronto per far salire gli
Skulls.
Con Head Hunters
dall’ultimo “The ring of the Ancients” si va a caccia
di teste, con Tony Mad che attacca il riffone iniziale qui
proposto in una veste ancora più heavy, ottimi i suoni, la
chitarra del capitano morde e quando Danilo Bar si appresta
al solo nel break centrale vengono i brividi per velocità
di esecuzione e pulizia, sentiamo ogni nota del buon Danilo,
non una sbavatura, non un bending sbagliato, durante tutta
la serata macinerà note all’infinito, notevole.
Con
Kriemhild Story si pesca nel passato e il paragone con la
storica Federica “Sister” è inevitabile la sua voce
era o meglio è (attualmente vive in America) magica per
l’espressività ma Elisa non sfigura affatto e canta su
registri altissimi.
Marching To Alesia sempre da “the Ring of the ancients”
ci conduce al tempo dei Celti, l’intro lento ed epico si
trasforma in un riff granitico ed Elisa ci accompagna sulla
strada che ci porterà in Alesia dove ci attendono le
legioni romane, il pubblico canta con lei e gli Skulls sono
positivamente sorpresi dall’accoglienza riservatagli dal
numeroso pubblico dell’Armageddon in the Park.
Arriva il
turno di una regina molto killing, The Killing Queen tra i
miei brani preferiti e qui si sente il peso della storia a
risentirla anche adesso vengono i brividi, inizia scanzonata
e allegra alla Helloween per poi partire a testa bassa col
Capitano Tony Mad che ci fa capire cosa voglia dire suonare
Metal con cuore e testa, la band non lesina energie per
ricambiare i fans, la temperatura si fa altissima e sul
finale altra grande scorribanda chitarristica di Danilo Bar,
emozionante. Si va a spasso nel tempo è il turno di
Cleopathra, la daughter of the sun, qui l’influenza è
molto maideniana canzone rocciosa dal coro trascinante, ma
è con il trittico finale che gli Skulls si superano e
sbattono in faccia ai metallari presenti The Dark Age, After
The Battle (…bottle) una delle loro migliori song di
sempre (con un titolo che è la nostra autobiografia), e
quel capolavoro di Asgard. Con Dark Age torniamo al tempo
dell’Inquisizione che sembra lontano ma vista la dittatura
mediatica in cui versa l’Italia è quanto mai attuale.
Tony Mad è gasatissimo anche grazie all’onnipresente
Legion of Skulls il loro fan club di cui vi è una
rappresentanza anche all’Armageddon. Fans vecchi e nuovi
festeggiano insieme su questo gran pezzo di Metal classico
“Fight fight for your right” contro l’inquisitore di
turno che si può travestire in vari modi. “Perché dopo
la battaglia…la bottiglia!”, dopo quest’annuncio da
parte di Elisa parte un pogo selvaggio con tanto di stage
diving, è panico anche per la security qualcuno perde ogni
avere ma è il prezzo del sacrificio al Dio Metallo! La
canzone in questione è rocciosa alla Grave Digger con un
refrain che ti colpisce per immediatezza, un putiferio
generale. I White Skull ci salutano ma chiamati fuori a gran
voce tornano e parte Asgard tra le canzoni più epiche mai
sentite, ormai il coinvolgimento è totale ed anche
l’osmosi tra band e pubblico lo è, la carica è
reciproca e ci si avvia alla conclusione di uno show
esaltante dall’inizio alla fine condotto con maestria dai
teschi.
Scaletta White Skull:
Tales from the north
The roman Empire
Head Hunters
Kriemhild story
Marching to Alesia
The killing Queen
Cleopathra
The dark age
After the battle(…bottle)
Asgard
Quando le luci sembrano ormai spente, ecco che come da
tradizione per il late night show imbraccia gli strumenti
l'Armageddon Project per chi non ne ha ancora abbastanza di
watt!
I ragazzi da semplice progetto col passare del tempo
stanno diventando una band e questa sera vengono onorati
della presenza di alcuni guests come Tony Mad su Scotland
United firmata Grave Digger (Tony mi confesserà di aver
suonato con il plettro di Uwe Lulis), e Max dei Burning
Black insieme ad Amos dei Rain su Breaking the Law il cui
finale è stato reso originale dall'ascia bolognese in
preda ad un solo ad alta gradazione! Dopo l' ottima Burning
Times arricchita da voce femminile ci si avvia all'epilogo
con una vitaminica Ace of Spades dove chiunque può salire
sul palco e cantare, questo è lo spirito giusto in un
clima di festa assoluta per il successo del Festival! Sono
ormai le 2 è tempo di far raffreddare gli ampli, da notare
che al gods di quest'anno gli headliner di tutti e tre i
giorni hanno obbligatoriamente dovuto smettere di suonare
entro le 23:15/23:30 per un ordinanza del comune di Bologna,
da queste parti invece la notte è lunghissima....meditate
gente meditate!!!
Chiude così il sipario anche questa V edizione
dell’Armageddon in the Park riconosciuta da tutti come
quella della consacrazione definitiva a realtà di assoluto
valore tra i festival Metal del centro-sud Italia. Risultato
notevole visto che tutto era iniziato quasi per gioco, a
dimostrazione che a volte la passione pura e la competenza
pagano, l’appetito vien mangiando e qua si ha una fame
nera di Metallo…all’anno prossimo,
BANG YOUR HEAD
ARMAGEDDON!!!
Iron Mike
WE’RE DEFENDERS OF THE FAITH!!!
The Armageddon Crew